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- Nel 2024, il 70% degli algoritmi aveva bias latenti.
- Nel 2025, solo il 20% delle banche spiegava gli algoritmi.
- Solo il 30% delle banche ha un framework per i rischi etici.
L’avvento dell’intelligenza artificiale (IA) nel settore finanziario, in particolare nel credit scoring, ha sollevato interrogativi significativi riguardo l’equità e la trasparenza dei processi decisionali. Gli algoritmi, sempre più sofisticati, promettono valutazioni del rischio più rapide ed efficienti, ma il loro utilizzo comporta rischi concreti di discriminazione e opacità. Questo articolo esplora le sfide poste dall’IA nel credit scoring, analizzando le potenziali conseguenze per i consumatori e le misure che le istituzioni finanziarie stanno adottando, o dovrebbero adottare, per garantire un uso etico e responsabile di questa tecnologia.
Discriminazione algoritmica: un rischio concreto
Gli algoritmi di credit scoring basati sull’IA analizzano una vasta gamma di dati per valutare l’affidabilità creditizia di un individuo. Oltre ai dati tradizionali come la storia creditizia e le informazioni demografiche, vengono sempre più utilizzati dati “alternativi”, come le transazioni digitali, le abitudini di consumo e l’attività sui social media. Se da un lato questo approccio può potenzialmente ampliare l’accesso al credito per individui con profili atipici, dall’altro introduce il rischio di discriminazione algoritmica.
La discriminazione algoritmica si verifica quando un algoritmo, anche se non esplicitamente progettato per discriminare, produce risultati distorti a danno di determinati gruppi demografici. Questo può accadere perché l’algoritmo apprende e replica pregiudizi presenti nei dati storici utilizzati per l’addestramento. Ad esempio, un algoritmo potrebbe associare un determinato codice postale, in cui risiede una comunità minoritaria, a un rischio di insolvenza più elevato, penalizzando ingiustamente i residenti di quella zona. Questo fenomeno è noto come “codificazione ridondante”, in cui l’appartenenza a una categoria protetta (razza, genere, religione, orientamento sessuale, disabilità, stato civile o età) è indirettamente codificata in altri dati utilizzati dall’algoritmo.
L’uso di dati alternativi può amplificare il rischio di discriminazione. Sebbene questi dati possano sembrare neutri, possono riflettere pregiudizi sociali esistenti. Ad esempio, le abitudini di consumo possono essere influenzate da fattori socioeconomici, e l’attività sui social media può rivelare informazioni sensibili sull’orientamento sessuale o le convinzioni politiche di un individuo. L’analisi di questi dati da parte di algoritmi di machine learning può portare a decisioni creditizie discriminatorie, anche se non intenzionali.
Per ridurre il pericolo di discriminazione algoritmica, è essenziale adottare un approccio collaborativo che coinvolga professionisti della data science, esperti legali, specialisti di etica e rappresentanti dei consumatori. È imprescindibile concepire sistemi che fin dalle prime fasi di sviluppo incorporino principi di equità, responsabilità e trasparenza. Inoltre, è importante monitorare costantemente le prestazioni degli algoritmi per individuare e correggere eventuali bias. Alcune istituzioni finanziarie stanno esplorando l’uso di tecniche di “IA antagonista”, in cui un secondo algoritmo viene utilizzato per individuare e correggere i bias nel modello di scoring originale. Questo approccio può contribuire a ridurre il rischio di discriminazione e a garantire decisioni creditizie più eque.
Un’analisi condotta nel 2024 ha rilevato che circa il 70% degli algoritmi di credit scoring presentava bias latenti, capaci di penalizzare determinati gruppi di consumatori. La ricerca ha evidenziato come variabili apparentemente innocue, come la tipologia di smartphone utilizzata o la frequenza di accesso a determinati siti web, potessero in realtà riflettere indirettamente l’appartenenza a categorie protette, influenzando negativamente la valutazione del rischio creditizio. In risposta a queste problematiche, alcune banche hanno iniziato a implementare programmi di formazione specifici per i propri data scientist, con l’obiettivo di sensibilizzarli sui rischi di discriminazione algoritmica e di fornire loro gli strumenti necessari per progettare algoritmi più equi. Tuttavia, la strada verso un credit scoring completamente libero da bias è ancora lunga e richiede un impegno costante da parte di tutti gli attori coinvolti.
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Opacità decisionale: la sfida della “black box”
Un altro problema cruciale legato all’uso dell’IA nel credit scoring è l’opacità degli algoritmi. Spesso è difficile capire come un algoritmo giunge a una determinata decisione. Gli algoritmi di machine learning, in particolare le reti neurali profonde, possono essere estremamente complessi e difficili da interpretare. Questa mancanza di trasparenza, spesso definita “black box”, rende difficile per i consumatori contestare decisioni sfavorevoli e per le autorità di regolamentazione monitorare l’equità del sistema.
La mancanza di trasparenza può erodere la fiducia dei consumatori nel sistema finanziario. Se un individuo viene rifiutato per un prestito o un mutuo senza una spiegazione chiara e comprensibile, può sentirsi frustrato e impotente. Inoltre, l’opacità decisionale può rendere difficile individuare e correggere eventuali bias presenti nell’algoritmo. Se non si capisce come l’algoritmo giunge a una determinata conclusione, è difficile determinare se la decisione è basata su fattori legittimi o su pregiudizi nascosti.
La normativa europea, in particolare il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) e l’AI Act, impone alle istituzioni finanziarie di fornire informazioni chiare e comprensibili sulle logiche sottostanti agli algoritmi utilizzati per la concessione del credito. La Corte di Giustizia dell’UE ha ribadito questo principio, sancendo il diritto del cliente di chiedere informazioni dettagliate sulle motivazioni di una decisione creditizia automatizzata. Tuttavia, l’implementazione pratica di questo diritto può essere complessa. Le istituzioni finanziarie devono bilanciare la necessità di trasparenza con la protezione dei propri segreti commerciali e la riservatezza degli algoritmi. Inoltre, è importante fornire informazioni che siano comprensibili per i consumatori, evitando un linguaggio tecnico e complesso.
Alcune istituzioni finanziarie stanno sperimentando nuove tecniche per rendere gli algoritmi di credit scoring più trasparenti e spiegabili. Ad esempio, si stanno sviluppando modelli di machine learning interpretabili, che consentono di capire quali fattori hanno maggiormente influenzato la decisione creditizia. Altre istituzioni stanno implementando sistemi di explainable AI (XAI), che forniscono spiegazioni chiare e concise delle decisioni prese dagli algoritmi. Queste iniziative possono contribuire a migliorare la trasparenza e la fiducia dei consumatori nel sistema finanziario.
Nel 2025, una indagine condotta su un campione di 50 banche europee ha rivelato che solo il 20% di esse era in grado di fornire spiegazioni chiare e comprensibili sulle decisioni prese dai propri algoritmi di credit scoring. La stessa indagine ha evidenziato che la maggior parte delle banche si limitava a fornire informazioni generiche sui fattori considerati nell’analisi del rischio, senza entrare nel dettaglio delle logiche sottostanti agli algoritmi. Questi dati sottolineano la necessità di un maggiore impegno da parte delle istituzioni finanziarie per migliorare la trasparenza dei propri sistemi di credit scoring e per garantire che i consumatori siano in grado di comprendere le motivazioni delle decisioni che li riguardano.

Misure adottate dalle banche: un quadro in evoluzione
Le istituzioni finanziarie stanno adottando diverse misure per affrontare i rischi di discriminazione e opacità legati all’uso dell’IA nel credit scoring. Alcune banche stanno implementando programmi di formazione per i propri data scientist, con l’obiettivo di sensibilizzarli sui rischi di bias e di fornire loro gli strumenti necessari per progettare algoritmi più equi. Altre stanno investendo in tecnologie di XAI per rendere i processi decisionali più trasparenti e spiegabili. Inoltre, molte banche stanno rafforzando i propri meccanismi di controllo interno per monitorare le prestazioni degli algoritmi e individuare eventuali anomalie.
La normativa europea svolge un ruolo importante nel promuovere un uso etico e responsabile dell’IA nel settore finanziario. Il GDPR impone alle istituzioni finanziarie di trattare i dati personali in modo lecito, corretto e trasparente. L’AI Act introduce ulteriori obblighi di governance per i sistemi di credit risk scoring basati sull’IA, qualificandoli come sistemi ad alto rischio. Questi obblighi includono la valutazione d’impatto dei rischi, la registrazione dei sistemi e la supervisione umana delle decisioni prese dagli algoritmi.
Nonostante questi sforzi, resta molto da fare. È fondamentale che le banche implementino meccanismi di reclamo efficaci e trasparenti, in modo che i consumatori possano contestare decisioni che ritengono ingiuste. Inoltre, è necessario promuovere una maggiore collaborazione tra le istituzioni finanziarie, le autorità di regolamentazione, gli esperti di etica e i rappresentanti dei consumatori per sviluppare standard comuni per l’uso dell’IA nel credit scoring. Solo attraverso un approccio collaborativo sarà possibile sfruttare il potenziale dell’IA per migliorare l’accesso al credito senza compromettere i diritti e le opportunità dei consumatori.
Nel corso del 2025, diverse banche italiane hanno annunciato l’implementazione di nuove politiche interne volte a garantire una maggiore trasparenza nell’utilizzo degli algoritmi di credit scoring. Queste politiche prevedono, tra l’altro, la creazione di un registro pubblico degli algoritmi utilizzati, la pubblicazione di linee guida dettagliate sui criteri di valutazione del rischio e l’istituzione di un comitato etico indipendente incaricato di monitorare l’utilizzo dell’IA nel processo decisionale. Tuttavia, l’efficacia di queste misure dipenderà dalla loro concreta applicazione e dalla volontà delle banche di collaborare con le autorità di regolamentazione e i rappresentanti dei consumatori.
Verso un futuro del credito più equo e responsabile
L’intelligenza artificiale ha il potenziale per trasformare il settore del credito, rendendolo più efficiente, accessibile e inclusivo. Tuttavia, per realizzare questo potenziale è necessario affrontare i rischi di discriminazione e opacità legati all’uso degli algoritmi. Le istituzioni finanziarie devono adottare un approccio etico e responsabile all’IA, integrando fin dall’inizio criteri di equità, responsabilità e trasparenza nei propri sistemi di credit scoring. È fondamentale che i consumatori siano informati sui processi decisionali automatizzati e che abbiano la possibilità di contestare decisioni che ritengono ingiuste. Inoltre, è necessario promuovere una maggiore collaborazione tra tutti gli attori coinvolti per sviluppare standard comuni e garantire che l’IA sia utilizzata per creare un sistema finanziario più giusto e inclusivo.
Il futuro del credit scoring dipenderà dalla capacità di bilanciare l’innovazione tecnologica con la tutela dei diritti dei consumatori. L’IA può essere uno strumento potente per migliorare l’accesso al credito e ridurre i costi, ma solo se utilizzata in modo etico e responsabile. È necessario un impegno costante da parte di tutti gli attori coinvolti per garantire che l’IA sia utilizzata per creare un sistema finanziario più equo, trasparente e inclusivo.
Un rapporto pubblicato nel dicembre 2025 dalla Banca d’Italia ha evidenziato che l’adozione di pratiche di AI Ethics da parte delle banche italiane è ancora limitata. Il rapporto ha rilevato che solo il 30% delle banche aveva implementato un framework formale per la gestione dei rischi etici legati all’IA, mentre la maggior parte delle banche si limitava ad adottare misure ad hoc per affrontare specifiche problematiche. Questi dati sottolineano la necessità di un maggiore impegno da parte delle istituzioni finanziarie per integrare l’etica dell’IA nei propri processi decisionali e per garantire che l’innovazione tecnologica sia guidata da principi di responsabilità e sostenibilità.
Il ruolo dell’educazione finanziaria: un’arma per i consumatori
L’educazione finanziaria rappresenta una componente cruciale per consentire ai consumatori di navigare con consapevolezza nel complesso mondo del credit scoring basato sull’IA. Comprendere come funzionano gli algoritmi, quali dati vengono utilizzati per valutare il rischio creditizio e quali sono i propri diritti è fondamentale per poter contestare decisioni ingiuste e per prendere decisioni finanziarie informate.
Un’educazione finanziaria di base dovrebbe includere la conoscenza dei principali indicatori del credit scoring, come il credit score, la storia creditizia e il rapporto debito/reddito. I consumatori dovrebbero essere consapevoli di come questi indicatori vengono utilizzati dalle istituzioni finanziarie per valutare il rischio creditizio e di come possono influenzare l’accesso al credito e i tassi di interesse applicati.
Un’educazione finanziaria avanzata dovrebbe invece affrontare temi più complessi, come il funzionamento degli algoritmi di machine learning, i rischi di discriminazione algoritmica e i diritti dei consumatori in materia di protezione dei dati personali. I consumatori dovrebbero essere in grado di comprendere come i propri dati vengono utilizzati dalle istituzioni finanziarie e di esercitare i propri diritti per richiedere informazioni, contestare decisioni e opporsi a trattamenti illeciti.
Le istituzioni finanziarie, le autorità di regolamentazione e le associazioni dei consumatori hanno un ruolo importante da svolgere nella promozione dell’educazione finanziaria. Le banche dovrebbero fornire informazioni chiare e comprensibili sui propri sistemi di credit scoring e sui diritti dei consumatori. Le autorità di regolamentazione dovrebbero promuovere iniziative di educazione finanziaria a livello nazionale e locale. Le associazioni dei consumatori dovrebbero fornire supporto e assistenza ai consumatori che si sentono penalizzati da decisioni creditizie automatizzate.
Il 2026 vedrà l’implementazione di un programma nazionale di educazione finanziaria dedicato all’IA e al credit scoring in Italia. Questo programma, promosso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in collaborazione con la Banca d’Italia e le associazioni dei consumatori, prevede la realizzazione di corsi di formazione online e offline, la pubblicazione di guide informative e l’organizzazione di eventi di sensibilizzazione. L’obiettivo del programma è quello di fornire ai consumatori gli strumenti necessari per comprendere i rischi e le opportunità dell’IA nel settore finanziario e per prendere decisioni informate in materia di credito e risparmio.
Ecco una riflessione personale:
Le nuove strategie bancarie e i pagamenti digitali si intrecciano sempre di più con l’IA. Capire come le banche usano i nostri dati per il credit scoring è essenziale per proteggere i nostri diritti e ottenere condizioni eque.
A livello base, sapere come viene calcolato il credit score e quali fattori lo influenzano è fondamentale. Ad esempio, una nozione di base riguarda il fatto che i pagamenti puntuali delle bollette e l’utilizzo responsabile delle carte di credito contribuiscono positivamente al credit score. Questo è il punto di partenza per costruire una solida reputazione creditizia.
Un concetto più avanzato è la comprensione di come gli algoritmi di machine learning possono introdurre bias involontari. Essere consapevoli di questi rischi e sapere come contestare decisioni ingiuste è cruciale. Riflettiamoci: come possiamo, come società, garantire che l’innovazione tecnologica non crei nuove forme di disuguaglianza finanziaria? La risposta risiede nella trasparenza, nell’educazione e in un dialogo aperto tra consumatori, istituzioni finanziarie e regolatori. È necessario che tutti siano consapevoli che i nuovi sistemi di credito possono favorire l’uguaglianza dei cittadini europei in ogni paese.
- Documento Banca d'Italia sull'uso dell'IA nel credit scoring e rischi di discriminazione.
- Regolamento sull'Intelligenza Artificiale (AI Act): Definisce sistemi AI ad alto rischio.
- Approfondimento sull'equilibrio tra algoritmi di IA e il fattore umano nel credit scoring.
- Approfondimenti sull'uso dell'IA generativa nel credit scoring e riduzione dei bias.








