E-Mail: [email protected]
- Dal 1° gennaio 2026, attestazione obbligatoria per i professionisti.
- Verifiche estese anche a somme inferiori a 5.000 euro.
- La PA ha obbligo di saldare entro 30 giorni (o 60).
La Legge di Bilancio 2026, attualmente in fase di esame presso le commissioni parlamentari competenti, prospetta significative modifiche alle risorse finanziarie che la Pubblica Amministrazione (PA) destina ai lavoratori autonomi. In particolare, una disposizione sta alimentando un intenso dibattito: quella che vincola l’erogazione dei compensi alla verifica della corretta situazione fiscale e previdenziale dei professionisti stessi. Tale misura è specificata nell’articolo 129, comma 10, della Legge di Bilancio del 2026, il quale stabilisce che, a partire dal 1° gennaio 2026, i professionisti dovranno attestare il regolare adempimento dei propri obblighi tributari e previdenziali per poter ricevere i pagamenti dovuti dalla PA.
Verifica preventiva e documentazione richiesta
La norma introduce un meccanismo di controllo ex ante che impone alla PA di accertare la posizione dei professionisti. Questi ultimi dovranno allegare alla fattura la documentazione che ne comprovi la regolarità fiscale e contributiva. Nello specifico, i professionisti dovranno richiedere un certificato di regolarità previdenziale al proprio ente di riferimento (equivalente al DURC) e un’attestazione di conformità fiscale all’Agenzia delle Entrate. L’emendamento approvato in Commissione Bilancio del Senato ha limitato le verifiche alle sole cartelle esattoriali già formalmente iscritte a ruolo.
Questa disposizione intende bloccare i pagamenti, anche di modesta entità, qualora il professionista abbia ricevuto una notifica di cartella di pagamento. Malgrado l’approvazione dell’emendamento, resterà in vigore il comma 1 del D. P. R. 602/1973. Un chiarimento importante delimita la portata della generica “verifica della regolarità degli obblighi fiscali”, che avrebbe potuto rappresentare un ostacolo per i liberi professionisti anche in caso di controversie legali in corso o, per esempio, per la mancata presentazione di una LIPE. *Con l’aggiunta del comma 1 ter all’articolo 48-bis del D. P. R. 602/1973, si introduce un nuovo onere di verifica che si estende anche alle somme inferiori alla soglia dei 5.000 euro. Riguardo alle cartelle esattoriali, è prevista una sospensione dei pagamenti fino all’ammontare dell’importo registrato nel ruolo. Se la somma dovuta supera i 5.000 euro, si attiverà un blocco totale se gli importi iscritti risultano superiori a tale limite.

- Finalmente un freno all'evasione, ma a quale costo per i professionisti onesti?... 👏...
- Un'altra complicazione burocratica che penalizza i professionisti!... 😡...
- E se invece usassimo l'IA per semplificare i controlli?... 🤔...
Reazioni e critiche delle categorie professionali
La norma ha sollevato accese reazioni da parte delle categorie professionali. Il Consiglio Nazionale Forense (CNF) ha manifestato forte allarme, giudicando la misura gravosa e discriminatoria nei confronti dei professionisti autonomi, con potenziali conseguenze paralizzanti per lo svolgimento dell’attività professionale, specialmente per i soggetti economicamente più vulnerabili. Secondo il CNF, anche minime o semplici irregolarità formali potrebbero spingere le amministrazioni pubbliche a bloccare i pagamenti, adducendo presunte anomalie o incongruenze nella documentazione allegata alle fatture elettroniche. Il presidente del CNF, Francesco Greco, ha sollecitato il governo a eliminare la norma, rimarcando la disparità di trattamento rispetto ai dipendenti pubblici, i quali conservano il diritto alla retribuzione anche in caso di inadempimenti fiscali.
Anche il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ha criticato la misura, considerandola “rischiosa di produrre effetti distorsivi e di introdurre ulteriori complicazioni burocratiche”. L’Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC) ha messo in luce come la Pubblica Amministrazione sia già attrezzata con tutte le informazioni utili per eseguire i necessari controlli. Tale situazione è resa possibile dall’interconnessione tra le diverse banche dati – comprendenti l’Agenzia delle Entrate, l’INPS, l’INAIL e le Casse professionali. Questo implica che richiedere ai cittadini specifiche certificazioni rappresenta una pesantezza amministrativa superflua. Secondo quanto evidenziato dall’UNCC, poiché gli enti pubblici possono agevolmente confermare lo stato di regolarità fiscale e contributiva dei liberi professionisti tramite queste reti informatiche collegate tra loro, esigere documentazione aggiuntiva da parte dei soggetti interessati risulta essere una duplicazione burocratica contraria alla fondamentale esigenza di semplificare il processo amministrativo e favorire la transizione verso modalità digitalizzate.
Impatto sui pagamenti e sulla burocrazia
Un grande timore risiede nel possibile rallentamento dei pagamenti. È probabile infatti che le amministrazioni pubbliche possano dilatare i tempi necessari per l’erogazione delle somme dovute, giustificando tale prolungamento citando presunte irregolarità o differenze nei documenti forniti. Gli ordini professionali nutrono apprensioni riguardo a un aumento della burocrazia, particolarmente gravoso per quei professionisti impegnati in incarichi sporadici o in collaborazioni brevi con gli enti pubblici. L’attuale sistema di pagamento ai professionisti operante nella PA risulta già articolato: si trovano costretti a seguire procedure come la fatturazione elettronica e lo split payment, sistema questo secondo cui l’IVA indicata sulle fatture viene versata direttamente all’Erario anziché essere incassata dal fornitore.
Secondo quanto stabilito dalla normativa vigente, le Pubbliche Amministrazioni hanno obbligo di saldare le fatture ricevute entro un termine massimo di 30 giorni dal ricevimento stesso oppure al termine dell’attività richiesta; sono però consentite modalità d’accordo alternative fino a 60 giorni nel caso fosse necessario. La Legge di Bilancio 2026 rappresenta una significativa evoluzione nelle strategie finanziarie del governo nazionale. Essa include misure mirate a ottimizzare le spese e aumentare l’efficienza operativa degli organi amministrativi. La riforma si fonda essenzialmente sull’articolo 130 del disegno di legge, il quale introduce una nuova configurazione per le dotazioni di bilancio destinate ai vari Ministeri nei prossimi anni. A partire dal 2026, è prevista una riduzione delle risorse attribuite a ciascun dicastero, che verranno successivamente riallocate in conformità con quanto stabilito negli allegati tecnici. Tuttavia, sarà permesso effettuare modifiche interne ai programmi ministeriali attraverso proposte avanzate dai singoli ministri e soggette all’approvazione, in prima battuta, da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Verso una semplificazione o un aggravio burocratico?
Il tema evocato dalla Legge di Bilancio 2026 presenta una problematica cruciale: si configura come uno strumento efficace per combattere l’evasione fiscale e assicurare il rispetto degli obblighi tributari o si traduce piuttosto in un ulteriore fardello burocratico capace d’impedire le attività dei liberi professionisti e intralciare i procedimenti amministrativi? L’esito della questione sarà determinato dall’applicazione concreta della legge stessa, nonché dalla competenza del legislativo nel bilanciare l’esigenza dei controlli con quella per la semplificazione delle pratiche operative.
Gentili lettori, indugiamo su questa tematica insieme. La disposizione normativa attuale può apparire come una lama affilata da entrambi i lati; sebbene giustificabile e necessaria sia l’intenzione d’impedire forme evasive nei pagamenti fiscali, c’è da preoccuparsi circa il concreto rischio che ciò possa ingrossare ulteriormente le maglie della burocrazia senza pietà verso coloro che operano onestamente nel mercato.
Un aspetto essenziale legato alle nuove strategie finanziarie in questo ambito risiede nella digitalizzazione* delle procedure veritative adottate dalle istituzioni bancarie. Nel caso in cui l’Amministrazione Pubblica avesse a disposizione strumenti digitali altamente funzionali capaci di monitorare con immediatezza la conformità fiscale e contributiva dei singoli professionisti, si giungerebbe alla scomparsa della necessità d’inoltrare certificati su supporto cartaceo, apportando una semplificazione significativa nelle pratiche burocratiche.
Un’idea innovativa che potrebbe emergere riguarda l’impiego degli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale, utilissimi nell’analisi delle informazioni fiscali dei liberi professionisti; tali sistemi sarebbero in grado d’individuare automaticamente possibili irregolarità o anomalie. Tale approccio permetterebbe ai responsabili dei controlli fisco-contributivi di focalizzarsi maggiormente sui casi ritenuti problematici, evitando sanzioni generiche rivolte a tutta la categoria.
Pertanto, il vero obiettivo da perseguire consiste nel mantenere un equilibrio armonico: bilanciare scrupolosamente le esigenze collegate ai meccanismi ispettivi con quelle legate all’ottimizzazione delle pratiche amministrative attraverso l’impiego proattivo delle recentissime tecnologie. Così facendo si favorirebbe un’interazione più efficace e chiara fra le istituzioni pubbliche e i liberi lavoratori.
- Documento ufficiale del Senato con il testo della Legge di Bilancio 2026.
- Modelli e fac-simile utili per l'attestazione di conformità fiscale richiesta dalla PA.
- Comunicati stampa ufficiali del Consiglio Nazionale Forense sulla Legge di Bilancio.
- Servizio per la verifica degli inadempimenti ex Art. 48-bis D.P.R. n. 602/73.








